Nettuno: verso l'infinito e l'Oltre
Nettuno è un pianeta inafferrabile in astrologia, e spesso anche guardato con molto sospetto come portatore di inganno e illusione. Tutti sanno che il suo nome è dedicato al dio dei mari, Poseidone/Nettuno, noto per il carattere mutevole e la forte carica emotiva (un tantino vendicativa alle volte eh, ma giusto un po' xD). Simboli importanti del dio sono:
1- il tridente, che richiama la natura triplice dell'elemento acqua (fluida, solida, gassosa) oltre che le componenti dell'essere umano (corpo, pensiero, emozioni/stati d'animo), con cui è capace di generare fonti colpendo il terreno
2-i cavalli, animali dal temperamento impetuoso che ricordano nelle loro cavalcate lo scatenarsi delle onde
3- il toro, in particolare bianco, come animale sacrificale. Il perché di questa associazione si presta a variegate interpretazioni. Il toro è legato alla vacca sacra, simbolo di abbondanza e l'oceano brulica di vita. Inoltre le sue corna sono un elemento connesso alla luna e al culto primordiale della vacca sacra celeste, solare e lunare al tempo stesso, duplicità che rispecchia la mutevolezza di forma associata a questa divinità che è sia espansiva che recettiva. Ma il significato forse più importante e rivelatore del ruolo primordiale di Poseidone lo troviamo analizzando il suo nome greco, traducibile come "sposo della terra" e appellato anche come "scuotitore" della stessa in quanto divinità che causava i terremoti.
4-i pesci, forse il simbolo più ovvio, dato il fatto che sono i principali abitanti del mare e sanno adattarsi alle acque seguendone il flusso.
C'è un mito, noto in due versioni con finali differenti, che rispecchia molto bene tutte le caratteristiche di Nettuno anche se presentate in chiave più "terrena" : Orfeo e Euridice. Molti storceranno il naso, perchè questa storia racconta della discesa negli Inferi e sembra piuttosto legata a Plutone (che con Nettuno ha diverse cose in comune in realtà), eppure Orfeo è il nettuniano per eccellenza. Potremmo dire tranquillamente che è il Pesci per eccellenza, ultimo segno della triade zodiacale acquatica (triade, tridente...un caso?) governato da Nettuno.
Orfeo è un artista, un musicista e cantore talmente bravo da essere capace di evocare visioni grazie alla sua arte e ammaliare animali e persino oggetti. La sua abilità è creativa, va oltre il tempo e lo spazio dei confini materiali per mostrare qualcosa che non esiste nella materia come oggetto fisico ma che può essere percepito comunque dai sensi e dalla mente. Sappiamo che il cervello umano viene stimolato dall'immaginazione, se sviluppata in modo concentrato, come se stesse compiendo l'azione in prima persona. I sogni ne sono l'esempio più lampante. Egli è un mago, un esploratore incantatore, apre le porte al mondo interiore. Un mondo fatto di emozioni e stati d'animo che non possono essere confinati in una forma materiale che ha la stessa valenza per tutti a prescindere da ciò che si prova. Essendo in contatto con questo mondo, che è individuale ma confina anche con tutti i mondi interiori degli altri esseri viventi (coinvolti dalla sua musica, dalla sua anima), vive una condizione singolare per cui contemporaneamente esprime le sue emozioni e anche frammenti di tutte quelle provate da coloro che lo circondano. Questa condizione è labile, in quanto smarrirsi nelle emozioni altrui, nel mare altrui, è un rischio sempre presente. (empatia e dispersione emotiva, prima tematica nettuniana)
Euridice è una bellissima ninfa degli alberi, un'amadriade, mortale quindi in quanto la sua natura è quella di essere legata alla vita dell'albero a cui è legata. Ecco qui il tema della mortalità del regno terreno, il vincolo ad uno spazio e tempo precisi e confinati. Orfeo l'ama profondamente e tutto sembra predisposto per una vita insieme felice e duratura. Tuttavia, per sfuggire a quello che oggi definiremmo un molestatore stalker, Euridice fuggendo calpesta una serpe che la morde uccidendola. Vediamo nella sua fuga e nella passione morbosa di Aristeo (figlio di Apollo, quindi con sangue divino) il tentativo vano e dannoso di possedere egoisticamente la bellezza, che desidera invece essere libera nella sua espressione cosi' come l'arte. Inizia a questo punto il travaglio e il tortuoso, profondo mutamento interiore di Orfeo. Non accettando la perdita, egli decide di andare negli Inferi e di supplicare Ade (Plutone) e Persefone con la sua musica e il suo canto affinché acconsentano a ridarle il suo grande amore. Lo strazio di Orfeo è totalizzante, capace di coinvolgere e commuovere persino le Erinni e alla fine gli stessi dei degli Inferi. A questo punto il trionfo sembra assicurato, Euridice può ritornare tra i vivi, ma ad una sola condizione: Orfeo non può voltarsi a guardarla finchè non avranno raggiunto il mondo dei viventi. Una prova di fede. Fede non cieca, ma nella stessa percezione emotiva di Orfeo. Che però è volubile, instabile (secondo tema nettuniano). Passo dopo passo la sua mente comincia a temere che quella figura dietro di lui non sia Euridice ma solo uno spettro creato appositamente per ingannarlo, la paura la confusione si impadroniscono della sua anima finché disperato non si gira per dare solo un'occhiata e un bacio di rassicurazione. Così, mentre i primi raggi del sole lo sfiorano segnalando la meta ormai vicina, la sua amata sparisce davanti ai suoi occhi. Per sempre (caos emotivo , terza tematica nettuniana).
Orfeo è costretto a piegarsi alla morte e subire il lutto. La devastazione è così potente da renderlo incapace di provare ogni altra emozione. Trascorrerà le giornate a suonare e cantare di Euridice, finchè le Menadi offese dal suo disinteresse (il ritiro nel mondo interiore è il quarto tema nettuniano) non lo aggrediscono facendolo a pezzi nei campi e sparpagliandoli. La sua anima così, finalmente libera, vola via nel vento e tutti sulla terra animali e ninfe piansero per la sua scomparsa. La testa (simbolo di ciò che comanda il corpo fisico materiale) del cantore tuttavia continua a cantare trasportata dalle acque. Alla fine Apollo la pietrifica prima che un serpente (proprio come per Euridice) la mordesse.
A questo punto, Ovidio ci dice che i due amati si ricongiungono nei campi delle anime beate, e che finalmente Orfeo non ha più timore di perderla perchè fanno parte di un regno immortale. Secondo altre versioni, Zeus commosso trasforma la lira di Orfeo nell'omonima costellazione, così che Euridice possa vedere la testimonianza eterna del suo amore reso finalmente infinito.
Adesso potrei concludere qui le mie osservazioni. Tuttavia, voglio aprire la strada ad altre possibilità. Euridice è solo l'amante di Orfeo la cui bellezza gli è di ispirazione, o è essa stessa l'essenza più pura e evanescente dell'energia di Nettuno? Un'energia cangiante, multiforme, che sfida le leggi del mondo materiale facendone parte ma mai fino infondo e completamente. Inafferrabile, immortale nella sua inconsistenza. Quella forza che c'è, si sente, anche se non ha sempre lo stesso volto. Eppure Orfeo deve darle un volto, per quanto imperfetto e non permanente. Orfeo, per gioirne, ha bisogno di imbrigliarla nella musica e nel canto. Anche se dovrà perderla e ritrovarla innumerevoli volte, tante quante sono le stelle. Questo è il mistero dell'anima umana, un abisso colmo di tesori luminosi e anche oscuri, intrecciati in combinazioni che trascendono la nostra umanità immersa nello spazio tempo. E forse l'arte è lo strumento per ingannare la morte fisica, la porta per rinascere ogni volta più grandi ma sempre autentici.

Commenti
Posta un commento